Studio sociologico sul gendro gommergiale

Quando lavorava ancora i campi o stramava le acche il mezzadro conosceva poche pause: la domenica in fin dei conti era un giorno come un altro, se non fosse perché si andava a messa o se magnava un po’ meglio. 

La sua evoluzione postmezzadrile gode invece di ferie e giorni liberi e tutto sommato queste libertà il postmezzadro le sfrutta come può. Una delle scelte più condivise dagli anni ’90 in poi è senza dubbio quella dello jire a lu gendru gommergiale

Il centro commerciale è il cuore pulsante della postmezzadria. Orde di persone affollano questi non-luoghi con l’intento di accaparrarsi l’ultima offerta – quando di offerte o acquisti tutto sommato non si avrebbe bisogno perché la vergara ha fatto la spesa due jorni prima. 

Ci sono diverse tipologie di postmezzadro che approcciano al centro commerciale in maniera diversa e alcune delle figure più particolari possono essere classificate così: 

Li vecchi: si aggirano in coppia con la vergara oppure in gruppo con gli amici. Parcheggiano la Punto a metano linda nel parcheggio sotterraneo, così lo pioe non li ‘ncula. Se sono in coppia con la vergara prendono subito il carrello, schifando il negretto che chiede un euro. Si fiondano al supermercato e cercano esclusivamente gli affari: 3×2, sottomarca, roba in scadenza… la credenza del vecchio postmezzadro deve essere stracolma. Credo sia il subconscio che risponde all’atavica fame patita dalla sua famiglia quando era sotto patro’. Il vecchio con gli amici invece non compra co’: si ritrova sulle panchine nei corridoi del centro commerciale per chiacchierare e parlare di/con la gente che passa. Questo credo sia un retaggio della “socializzazione postmezzadrile da bar”: il barre ormai ospita solo vecchi pigri o che deambulano male, i più scafati prendono la macchina e se ne vanno al centro commerciale. Con quelli del barre condividono comunque un aspetto fondamentale: non consumano. 

Li rmasti: parcheggiano la Uno Turbo appena lavata (oppure la Bravo con assetto ribassato) nel parcheggio sotterraneo, così lo pioe non li ‘ncula. Si incontrano con altri rmasti e il loro obiettivo è uno ed uno soltanto: LA FICA. Non abbiamo ancora capito quali siano le tecniche d’approccio che questo strano animale attua, perché da quel che abbiamo osservato non esistono tecniche d’approccio: si accontentano di percorrere decine di chilometri lungo i corridoi ntoppati de jente, su e giù, instancabilmente, per poi prendersi piccole pause nei punti ristoro dove tra di loro confabulano su quelle che hanno visto, su come potrebbero approcciare, su cosa faranno l’indomani e… “gnende regà, s’è fatta na certa e mamma ha cucinato lu puju stasera, rvaco a casa!”. Ci si rivedrà il weekend successivo, quando magari riusciranno ad organizzare una serata latinoamericana “che me pare ce se rremedia che cosetta de più”

Le famiglie: esistono di due tipi. Le “famiglie di immigrati da tempo residenti” si dividono subito: i mariti si appostano davanti ai negozi di telefonia a guardare gli ultimi modelli di smartphone e a parlare tra di loro in lingue natie, mentre mogli e figli vanno a fare la spesa. I vecchi di cui sopra li guardano e giudicano male, intimoriti da possibili attentati. L’altro tipo è la “famiglia italica”: d’inverno parcheggiano la macchina grossa nel parcheggio esterno perché la vedano tutti (o forse perché il SUV non entra nel parcheggio sotterraneo”. Escono solitamente in 4: il marito porta gli scarponi Lumberjack, il Woolrich aperto e una sciarpetta al collo; il figlio maschio è vestito come il padre, in miniatura. La madre porta i tacchi, il cappotto lungo, trucco pesante e una borsa falsa YSL. La figlia scende con la PSP in mano, cuffia di lana con ammennicoli e stivaletti pelosi su calze panna. Cciaccano tutti la ciccingomma. All’interno dei negozi il marito rimane in disparte a condividere su Facebook i post di Salvini o quelli di Tze-Tze. Suo compito dovrebbe essere quello di badare ad uno dei figli mentre la moglie fa provare vestiti all’altro – se è il maschio a stare col padre, sicuramente si starà arrampicando su qualche manichino. Se è la figlia non c’è problema: c’è la PSP. Una volta comprate otto borsate de robba all’OVS o Benetton scatta la merenda perché “li frichi c’ha fame”. Si punta tutto sulla pizza stoppacciosa + EstaThè. Il padre paga e se magna subito la pizza con mais e wurstel, poi si siede col resto della famiglia a guardare video su WhatsApp e ridere. La madre si preoccupa che il figlio non si ‘mpappi la maglia mentre mangia la pizza margherita e cerca di capotare dalla sedia. La figlia gioca con la PSP e tutto sommato non ha questa grossa fame. Verso l’uscita il padre incontra un collega di lavoro e iniziano a parlare di pallò, patrò, fatiga e ferie. La moglie corre appresso al maschio che non se sa do cazzu è jitu, mentre la femmina s’ha rotto li cojoni e vòle jì a casa perché la PSP s’è scaricata.
In tutto questo ai commessi dei negozi d’abbigliamento manca un esame alla laurea poi andranno a Londra a fare i lavapiatti e poi si vedrà – “che con la laurea in Antropologia Culturale do cazzu vai in Italia?!”. Quelli della security ti guardano come se fossi uno dell’ISIS mentre loro si sentono del Mossad, ma son venuti a lavoro co la Golf di seconda mano e hanno l’abbonamento nella palestra preferita in ritardo coi pagamenti. Il commesso del negozio di elettronica in realtà faceva lu panettiere e se je chiedi qualcosa di pixel o HDMI va in crisi – lì non vorrebbe starci ma la famiglia deve pur mantenerla con qualcosa. 

E il negretto che chiede l’elemosina vicino ai carrelli guarda questa variegata umanità e ha tanto tempo per pensare, mentre nel centro storico di Montepiducchiu il negozietto di alimentari de Ezio de Cazzustò ha chiuso e i nipoti gli hanno consigliato di chiedere al centro commerciale quanto viene l’affitto di 20mq dove fino alla settimana scorsa c’era il negozio di valigie.