Stai male? Dillo su Facebook

La televisiò c’ha rovinato cari grezzi, semo tutti figli de Barbara D’Urso e ce piace fa a gara a chi tribola de più. Da quando ce sta li social, non ne parlemo. Stemo tutti sul palcoscenico e niente come lo penà e lo murì emozionano il pubblico. Se non aggiorni il mondo in tempo reale su quello che te dole, non si gnisciù. I primi a lanciare questa tendenza furono persone che penavano davvero e che magari cercavano conforto e incoraggiamento, raccontando attraverso feisbuc i loro problemi. Fin qui niente da dire.

Solo che poi la cosa è degenerata. A chi aveva problemi sul serio si sono aggiunte orde di cialtroni che non vedono l’ora de raggiunge l’ospedale, sguainare lo smartfon e condividere la posizione, accompagnata da messaggi criptici. Mappa dell’ospedale di Magerada e scritta: “Oggi giornata difficile, speriamo bene” con tanto de faccetta che piagne. E allora te preoccupi, dici: olamadonna che gli ha pigliato a Nando de Cocciarittu, che lu so visto avanti ieri al barre che se sfonnava de Varnelli e stava tanto vè? Allora garbatamente commenti un “che succede?” co la faccetta che spalanca la vocca. E lì Nando te fa calà tutti li santi. “Scrvm in pvt”. Ma come scrivimi in privato, che te pijesse un gorbu per daero?! A parte che le vocali è gratis e non se capisce perchè devi parlà come unu che c’ha lu spazzolì dentro la vocca… Ma lo sci pubblicato tu su feisbuc che stai dentro lu spidà, addè me dici che te devo scrive in privato? Te s’è svegliata la privacy tutta na botta? Con tutta la pazienza di cui sei capace inizi a mandargli un messaggino su whatsapp, ma non fai a tempo perchè Nando aspettava proprio che qualcuno se lo cagasse ed è lui ad aggiornarti sulle sue drammatiche condizioni di salute. “Ciao, devo farmi una lastra, un ginocchio me fa vedè le stelle, non ai idea che dolore”. Ebbè tutto sso sciapo perchè te devi fa li raggi? Ma è robba che te spetto davanti all’ospedale e te mpaletto co la macchina, cuscì vedrai quante cose c’hai da raccontà e quante persò in più te compatisce. Nel frattempo il post di Nando ha già raggiunto 35 faccette che se dispera e 42 commenti de gente preoccupata, con una spasura de Gesù Cristi e Padre Pio che prega per te .”Coraggio Nando, non ti abbattere”. “Dai Nando, tornerai più forte di prima”. “Il sorriso è la prima forma di guarigione, non mollare”. “Sei una roccia, so che ce la farai”.

Finita la lastra, Nando scopre de avecce una malattia terminale, un menisco infiammato. Allora aggiorna il popolo del ueb in trepidazione. “Grazie a tutti per il conforto, mi fate sentire già meglio. Sarà dura ma ce la farò“. E giù na serie de faccette estasiate, gif de vestiolette che lancia li cuori, altri Cristi e Padre Pio che de tante disgrazie nel mondo c’hanno avuto tempo per salvà li jinocchi de Nando. Alla fine il ginocchio guarirà, lo scemo invece non se cura.

Ma ci sono persone peggiori dei malati per fiction, che fomentano a dismisura il mio odio verso l’umanità. Voi avete già capito. Parlo de li lutti per finta. Purtroppo la morte fa parte della vita e capita che un amico o familiare ci lasci. In tal caso, massimo rispetto per chi posta un messaggio di commiato del caro estinto. Quello che non se sopporta sono li sciapotti che per un like in più riesumano morti dell’era glaciale o appiccano nastrini neri per gente che conoscono de striscio. Soggetti biechi che quasi sempre si mettono mi piace a quello che scrivono, compiaciuti. Mi ricordano un consigliere comunale de paese, che parecchi anni fa, nei suoi interminabili discorsi senza capo nè coda, finiva per dire “Sono d’accordo con quello che ho detto poco fa”. Tipico caso appartenente alla categoria è il nipote inconsolabile. “Ciao nonnina, oggi sono 31 anni che sei salita in cielo ma è come se non fosse passato un giorno. Rip”. E giù na sfilza de commenti che ripetono Rip Rip Rip. Ma Rip de che, da mò che riposa pora ecchia, comannava ancora Gorbaciov quando è passata a miglior vita, ormà se sarà reincarnata pure. Che po’ se a lu nipote che sta a lutto da tren’tanni chiedi donghe sta a lu campu santu ssa pora vecchietta, te farà na faccia sbalordita come a dì: “Lu cambu santu? E chi c’è stati mai?” Altro caso è quello che se dispera per la dipartita di gente che conosce a mala pena. “Oggi ci ha lasciato il mio amatissimo cugino Savè de Virzillittu, un dolore improvviso e lacerande, gli volevo tando bene”. Oviamente parte la serie de Rip, condoglianze, quantomedispiace, se ne va sembre li meglio. Poi se te permetti de chiede com’è mortu ssu cristià, che gli ha pigliato, donghe se fa li funerali, ti sentirai rispondere “Mi sto informando, erano 24 anni che non ci sentivamo, l’ho visto l’ultima volta alla comunione della figlia Kelly, che disgrazia”. Eh, la disgrazia è che sci un cretinu.