Sete preparato le carte?

Natale si avvicina, là lu supermercatu si formano piramidi de pandori visibili anche dallo spazio, inizia la corsa incontrollata all’ultimo acquisto per fa contenti frichi, ecchi e parenti vari, ad ogni negozio de magnà campeggia la scritta sul confezionamento de cesti natalizi. Io come sempre li regali li farò tra li 23 sera e li 24 matina, ma una cosa la sono già combrata, perchè non me le stroavo più e dall’Immacolata in poi, la sessione de bische è ufficialmente aperta e ogni sera po’ esse bona. Quindi non me posso fa trovà senza un mazzu de piacentine nuove de pacca. Certo, appena prese non c’hanno quell’aderenza, frutto de anni de dita unte e zozzo sopra lu tavolu, ma con pazienza ci arriveremo.

E in attesa di cominciare, la memoria torna a casa de nonnu, quando orde de parenti bussavano alla porta la notte de Natale e quella dopo, perchè li 24 e li 25 se joca a carte da lu capufamiglia. Se potia jocà a lotto co li numeri de quelle serate. 60 come li metri quadri de casa, 40 come le persò dentro la sala, 80 come la temperatura percepita. L’età al tavolo andava dai 6 ai 90 anni, li giovani fidanzati se portava le spose o li sposi per introdurle/i nel clan.

Zio Fernando puntualmente, confiu come un rospu, se ppennecava sul divano a fianco all’albero de Natà. Soffriva ahinoi di meteorismo ed era difficile non notare il problema. Mentre ronfava, le foglie dell’abete e le pallette de vetro oscillavano lievi al triste vento. Zio Emilio invece era lo specialista de lu puncittu. Ma non pensete a li punch al mandarino che ve facete tutti là casa, magari pure llongati coll’acqua. Quella era una mortifica mistura: base punch mandarino potenziato con cognacche, rum Creola Baldoni, altri liquori a fantasia del momento, che ota ce mettia pure un po’ d’alcool puro, sputasangue. Quando je picciavi li fornelli , pijava foco tutta la pentola. Servito a 90 gradi, sia de temperatura che de tasso alcolico, provocava coma etilico al solo olfatto.

A casa de nonnu se jocava esclusivamente, rigorosamente, tassativamente a Nove. Un ospite una volta si permise di suggerire un banco a Sette e mezzo, tanto per variare. Dopo dieci minuti se smise perchè paria che a nonnu j’era venuto lo Parkinson tutto na bbotta, non se la smettia più de scote la testa. Per chi non conosce (se non lo conoscete comunque non siete delle belle persone) era molto semplice: ogni giocatore aveva tre carte, faceva la puntata, il punteggio era dato dalla somma delle tre carte, tipo 2 de bastò, 4 a denari, 3 de spade, uguale 9. Le figure valevano zero. Se facevi più di chi teneva il banco vincevi, sennò pagavi la posta, con l’8 si raddoppiava, col 9 si triplicava. Na stronzata penserete, non serve nessuna abilità. E invece il gioco stava tutto nello stirarsi le carte. Una tecnica antichissima tramandata di generazione in generazione, con cui scoprivi un millimetro alla volta il lato superiore della carta, finchè non si intravedeva una punta che doveva bastare per riconoscerla. Nascevano colte dissertazioni se fosse un 6 o un 7 de spade, nonnu era solito urlare “Esso Chiappò” quando gli arrivava l’asso de spade e “Quissu è lu paperu” quando spuntava la corona dell’asso a denari. Ogni mano poteva anche durare 10 minuti, mentre se trangugiava torrone e frustingu a centro tavola.

E quindi, postmezzadri di ieri, di oggi e di domani, potete anche averci la valigetta in acciaio con le fiches da pokerista navigato, ma sotto le feste un mazzu de piacentine là casa serve sempre, non va facete troà impreparati, altrimenti ve meritete qualcuno che ve propone la tombolata.