Manfredo Prati ‘fitta a li cinesi.

Criticava li asiatici in pubblico, ma li faceva fatigare in segreto per sparambiare. La gloriosa storia di Manfredo Prati finisce nel modo più triste. Il paladino del Made in Italy, dopo il fallimento dell’azienda, si è trovato costretto ad affittare la fabbrica nientepopodimenoche a li cinesi. Proprio lui, che talvolta era finito al centro delle polemiche per le frasi razziste e irriguardose rivolte verso quelli che additava pubblicamente, con disprezzo, come “musijalli”. Come se ciò non bastasse, emerge un singolare retroscena. Prati si sarebbe trovato costretto a cedere il capannone a tale Liu Chen, per rientrare dei debiti maturati nei confronti dell’imprenditore asiatico. Una scelta obbligata per evitare di perdere la sua villa. Manfredo, quindi, dietro la sua facciata di accanito difensore dell’artigianalità marchigiana, commissionava in segreto le sue scarpe ad un laboratorio cinese, riducendo drasticamente i costi di produzione.

Un epilogo inimmaginabile per il capitano d’industria, che sarebbe finito anche sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di finanza per evasione fiscale e false fatturazioni. Rinchiuso da giorni nella sua lussuosa abitazione, Manfredo rifiuta ogni dichiarazione, anche perché appena esce di casa li operai lo scotecano di bastonate. Gli resta solo il conforto della moglie Santina e del cane Annero, che fa la guardia al cancello contro le telecamere e gli esattori di Equitalia. Incurante del pericolo, si è rivisto invece, a bordo del suo Cayenne, il figlio Vraianne, che anche dopo essere caduto in disgrazia non ha affatto perso la sua proverbiale faccia di deretano. “Io non sono saputo niente del fallimento, anche se vabbo è un somaru io sono un grande imprenditore, ci ho ancora il macchinone e farò ancora tanti sordi a la faccia vostra, morti de fame” ha dichiarato brevemente ai microfoni prima di essere costretto ad allontanarsi a piedi perché gli hanno squarciato le gomme.

Stizzita la reazione del sindaco Germano Smarmella a chi gli chiedeva un commento sulla misera caduta di quello che, in tempi non sospetti, definì come il più grande benefattore nella storia della città. “E’ inaccettabile rinfacciarmi la mia amicizia con Prati, sapete solo fare disinformazione – ha urlato il primo cittadino ai giornalisti – La mia moralità e i miei valori sono sempre stati specchiati: io non sono, non sono stato e non sarò mai amico di chi s’ha finito li quattrì, è una regola di vita su cui non faccio sconti a nessuno. Manfredo Prati per me è morto nel momento in cui è jito a zampe per aio”.

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