Era l’anno dei mondiali…

Ma non lo sentite pure voi sto silenzio, sto spaesamento, sta sensazio’ de “e addè de che parlo, co chi me la piglio?” Puoi improvvisatte economista o capisciottu de politica internazionale, ccimentà lu sindacu o lu sembliciottu che a lu mare parcheggia a mostro e se freca tre posti, ma tutto questo non compenserà mai la mancanza de li mondiali de pallò. Oggi è iniziato il grande spettacolo e siamo costretti a vedere una masnada de pecorà che non se sa come c’è rriati, mentre noi, popolo italico, li 4 mondiali vinti ce li potemo sbatte dove sapete. Ieri ho incontrato zio Alfiero al barre, lo sguardo vitreo sulla pagina della Gazzetta col calendario dei mondiali. “Ciao zì, come va?” “E comme va, se leggi la jendaccia che joca te spercoti. Se cumingia co Russia-Arabia. Po’ ci sta Egitto Paraguay, po’ Marocco Iran. A li frangesi je tocca l’australiani, l’argendini joca coll’islandesi. L’islandesi… (silenzio carico di pathos) Io me sendo feritu come omu a sapè che joca li mondiali l’islandesi e noatri no”. E zio Alfiero, mesto, ha chiuso il giornale e se n’è andato con un sospiro, lasciando nell’aria un aroma di ferrochina.

Non è solo zio Alfiero a sentirsi così. Ci aspetta un mese tristissimo. Hai voglia a parlà de Aquarius, poi chiacchierà 2-3 giorni, ma poi te rompi li coglioni. Come lo riempi un mese senza cagnere al barre per le convocazioni, poi per la formazione, poi per i cambi sbagliati, poi per l’albitro che ce l’ha coll’italiani? Io li mondiali me li ricordo tutti. La mia memoria storica comincia col 1986, quando eravamo campioni del mondo in carica. Tutta la famiglia stava in campeggio e babbo biastimava facendo oscillare le antenne di un televisore per prendere il segnale. Nella nebbia, ogni 3-4 minuti compariva sfumata la sagoma de un giocatore. Lu pallò non si vedeva, ma la telecronaca tra uno sfrigolio e l’altro permetteva di capire qualcosa. Fu nonno a risolvere, imponendo a nonna di mettersi dietro alla tv e restare in piedi a tenere l’antenna con la mano. “Tanto lu pallò non te piace che te ne freca se stai là derete?” Babbo era interista sfegatato e nei gironi s’era gasato come una bestia per i gol di Spillo Altobelli. “Ma non vedi come segna ssu madonnu? Ne fa più de Paolo Rossi 4 anni fa, a rvegnemo lu mondiale e segna 14 gol”. Infatti, appena superato il girone, la Francia ci spedì a casa. Nonno non digerì che ci avesse segnato uno che se chiamava Stopyra. “Co ssu nome da stubbutu c’ha mannato a casa”.

Il 90, beh che dire, il 90 era speciale. L’estate italiana, le notti magiche della Nannini e Bennato, Totò Schillaci con gli occhi spiritati, il Codino, che non era ancora codino, ma già incantava il mondo. Saremo stati in 2000 davanti a un maxischermo. Duemila cuori all’unisono, duemile voci a cantare l’inno, duemila bestemmie sulla papera de Zenga. E’ impressionante quanto dura la memoria di quand’eri bambino. Me ricordo pure la sequenza dei rigori, con babbo che come sempre non ne zzeccava una. “Tira Baresi… ma beh a Baresi fai tirà lu rigore? Ma quando cazzu segna!! Gol. Tira Baggio… eh ma Baggio ha jocato vè, quilli che joca vè po’ li sbaglia… Gol. Tira De Agostini? Per me li tirzì non deve tirà mai li rigori… Gol. Tira Donadoni. Oooohh, finalmente unu che ce se po’ fidà… Parato. C’è rmastu Serena… Serena è dell’Inter, non sbaglia mai… Parato” Fu solo la pietà di non lasciare un bambino orfano che salvò mio padre da decine di persone inferocite.

Nel 94 ci si organizzava già tra amici. Ero un pessimista, anche perchè Arrigo Sacchi me stava su li coglioni. Non capivo tutta sta smania de festeggià dei miei compagni. Valterone era uno che esultava come Pippo Inzaghi anche se vinceva a bigliardì co la sorella de 3 anni. Ad ogni vittoria, de giorno e de notte, se buttava rvestitu in mare. “Semo sonato la Vulgaria, jemo a tuffacce tutti!” urlava, probabilmente cercava solo un po’ de fregna. Daviduccio sapia tutte le formaziò a memoria. Quella de li brasiliani me la ricordo ancora perchè la leggeva tutto d’un fiato con accento misto marchigianopaulista. Tafareugiorgignovrango,maurosilvamarsiosandosaldair, (poi accelerando) dungamazignozignovevetoromario”. Quel rigore del Codino, chissà, la palla ancora starà per aria. Pazienza.

Nel 1998 stavo a casa de Francì con una masnada de amici indiavolati. Era tempo de sbornie a qualunque ora e casa della nonna era un rifugio per noi peccatori con le casse de contromarche de birra. La vecchia rincasò al momento dei rigori, il tempismo fu perfetto. Di Biagio faceva tremare la traversa, la signora apriva il portone e Valterone sputava la sua ira contro gli dei e nel frattempo lanciava una scarpa da calcetto contro l’altarino di madonne e parenti morti. “Scusi signò, niende de personale, ma li mondiali è cuscì porcaccio….” imprecò ancora Valterone nel plateale imbarazzo degli astanti.

Del 2002 rimane solo un nome, nei secoli maledetto. Byron Moreno. Ascoltai all’epoca una tale varietà de paralisi inviate verso quella tronfia faccia da culo ecuadoriana che ancora oggi riutilizzo quando devo stupire qualcuno con insulti fantasiosi. “Non posso crede che semo scappati co la Corea, è come quando ero mbriacu e m’ha passato la sola la più brutta de la scola” si disperava Peppe. Ricordo un paio di settimane di odio etnico verso gli asiatici (era il periodo in cui le zone cominciavano a popolarsi di cinesi), che nemmeno gli americani coi vietcong.

Il 2006, beh, che ve devo dì del 2006. La maglietta de Materazzi ancora sta come na reliquia dentro l’armadio. Fu quell’estate che dissi addio per sempre ai fustini de birra da 5 litri. Quello che lo apriva se faceva puntualmente la doccia de schiuma e toccava scolarli in mezzora per non farli diventare piscio. Bevute a parte, eravamo brutti, sporchi, ignoranti, cazzuti e avevamo anche un gran culo. Insomma, siamo stati come dovrebbe essere sempre la vita. Peccato che è durato solo quel mese. Il 2010 e il 2014? Non lo so. Ricordo solo che c’era poco da ricordare. Li ho rimossi, come rimuoverò questi, di mondiali. Vada come vada,  ci mancheranno un po’ di emozioni