E tu ci sei stato a Rasiglia?

Cari postmezzadri, passato l’ultimo alito d’estate, è giunto il momento di parlare del vero tormentone del 2018. No, non c’entra Amore e capoeira come in una favela, manco la sintura de Alvaro Soler e nemmeno Italiana lestatechecerchinonèlontana. Il vero cult di quest’anno non è una canzone ma un paese: RASIGLIA. Quest’estate se non si fatto na mezza jornata a Rasiglia pare che non si campato. Il Salento? Superato. Mykonos? Inflazionata. La Sicilia? Ma do vai a piglià tutto llo callo.

Di settimana in settimana, orde di turisti domenicali hanno invaso il suggestivo paesino umbro, al grido di “Jemo mpo’ a vedè, dice che è tanto vello…” Un successo clamoroso che fa rosicare i vari politici o presidenti de Pro Loco dei nostri paesi, che non si fanno una ragione del boom di presenze. “Come gorbu ha fatto quissi a portà tutte sse persò” si domanda carico di bile l’assessorittu al turismo de Montepiducchio. E se qualcuno gli fa notare che è merito del passaparola sul uebbe, l’assessorittu si infervora: “Ma come? Io staco sempre a mettere su feisbuc le foto de Montepiducchio, a pubblicare i nostri grandi eventi come la Sagra de lu porcu abbrustolitu e lu concertu de Gigione, come cazzu è che qua non ce vene un’anima?”

Va detto che tra la popolazione autoctona c’è chi è tutto contento, chi pensa che se putria costruì un bello cendru commerciale là vicino e anche chi se comincia a stranì da tutta ssa popolarità. Tant’è che, raccontano le cronache, le indicazioni stradali che portano al borgo spariscono un giorno sì e l’altro pure, cuscì li pecorà che rria se perde a mezzo a le montagne. E in effetti, se ce capiti nel weekend, capisci che la situazione sta sfuggendo di mano. Ingorghi e macchine parcheggiate a mostro, venti persò per metro quadro, un quarto d’ora de gomitate per fasse un selfie vicino a un ponticello o a una cascatina, ruote dei passeggini che ti mordono le caviglie, li furgongì de li paninari, li frichi che urla “Babbo me tene pisciato do la faccio?”

I commenti dopo la visita si dividono in due partiti. La squadra 1, che chiameremo “Aaaah quanda bellezza” e la squadra 2 che per comodità chiameremo “Ebbè tutto qui?”
La squadra 1 esce estasiata dallo sciacquio armonioso dei ruscelli, sono doverose frasi come “Qui il tembo si è fermato” “Che paese incandato! Ma non sendi che pace?” “Sembra di stare nel presepe”. La squadra 2 ribatte con “Boh, sarà bello ma alla fine non ci sta un gazzu” “Bella è bella, è tutta sta jende che fa schifo”, “Porcamadoro c’ha fatto lu verbale”.

Proprio qualche sera fa sul tema si è accesa un’appassionante conversazione al barre de Montepiducchio. Il popolo del caffè e Varnelli, dopo aver biastimato col barrista perchè su la tilivisiò non se putia vedè Sampedoria-Inte (eccheccoglioni ma sempre llu madonnu de Dazzon fa vedè le partite?) si è confrontato sulla meta più ricercata al mondo.
“Mogliema vole che la porto a Rasiglia, dice che ce semo rmasti solo nuà a vedella” ha esordito Valè de Muccichì incendiando il dibattito.
“Aaaah, Rasiglia meraviglia, ci sono jito co quilli de lu Vespaclebbe, bellissimo posto” ha risposto facendo capolino nel locale Mario lu carrozziere. “Davvero bella, sembra uno scenario incantato di Tolkien” ha confermato lu Professò dalla stanza del biliardo, sbuffando una boccata dalla sua pipa. “Boh, sarà che io ssi quadri de Tolchi no li conoscio – ha puntualizzato Fernandino – a me non me pare tutto sso granghé” “Ma come? – incalzava Mario – è la Venezia dell’Umbria!” “Scine, tipo Venezia, in piccolo – ha annuito lu Marescià – certo, non c’è lu ponte de Sospirito e manco quillu de Rialzo, non c’è piazza San Marco e manco le gondole, però…” “E grazie al cazzo, non ci sta questo, non ci sta quello, in bratica de Venezia c’ha solo l’acqua – è intervenuto caustico Antò lu mungu – Se rrempio la vasca da bagno d’acqua non è che diventa il Trasimeno!”