Caro Aldo

E anche tu, caro Biscardone, ci hai lasciato. Non è una perdita qualunque, perché con te se ne va uno che ha capito questo popolo molto prima degli altri ed un implacabile combattente per i diritti civili, come la moviola in campo. Ci lascia uno degli ultimi pezzi di una tv che ci è rimasta nel cuore.

I ricordi sarebbero tanti, era l’Italia degli anni 80, le partite erano tutte alla stessa ora e si sentivano alla radiolina, magari mentre vedevi la partita della Montepiducchiese in seconda categoria sui gradoni del campo sportivo. A coordinare Tutto il calcio minuto per minuto c’era il saggio Enrico Ameri a cui tutti chiedevano scusa. I gol in anteprima ce li faceva vedere Paolo Valenti su 90esimo minuto, con personaggi mitologici del calibro di Giorgio Bubba da Genova, Ennio Vitanza o Gianni Vasino da Milano e l’incommensurabile Tonino Carino da Ascoli. La sera c’era la Domenica sportiva con l’impeccabile aplomb di Sandro Ciotti, che apriva la trasmissione dicendo “Amici miei e non della ventura”. Era niente meno che una citazione dantesca, anche se babbo capiva “Amici miei è in onda l’avventura” e qualche anno dopo, quando arrivò Simona Ventura come valletta, la gente si chiese perché nessuno voleva essere amico di quella fanciulla.

Poi arrivavi al lunedì e se avevi ancora fame de pallò c’era il roscio nazionale, che col suo Processo aveva tutto un altro stile. Col suo italiano acrobatico, la tinta di capelli più copiata dalle signore e quell’inguaribile pastorizia, era qualcosa di diverso. La casciara del barre portata in televisione, dove tutti potevano dire la loro, rigorosamente “non più di 2 per volta”, come ammoniva il saggio Aldo. Nel suo salotto sono passati tutti i protagonisti della pedata italica. Dirigenti, allenatori, giocatori e giornalisti. C’era spesso il presidentissimo Costantino Rozzi, per anni l’unica cosa marchigiana che si conosceva in Italia, ci passò più volte pure Andreotti, Berlusconi chiamò per inchiappettarsi il presentatore molto prima di farlo con Santoro.

Aldone nazionale portò alcune novità che hanno cambiato per sempre l’Italia. In primis la fregna nei programmi sportivi. cosa che poi chiunque gli ha copiato, tant’è che quando ormai lo avevano imitato tutti, negli ultimi anni del Processo lui andò controcorrente e ci rinunciò. Resta il fatto che se ieri non ci fosse stato Biscardi, oggi non ci sarebbe Diletta Leotta.
E poi la moviola. Quella non la inventò lui, c’era già, ma gli altri non avevano capito di avere tra le mani l’arma più potente per far scannare il popolo italiano e dargli quello che voleva: qualcuno con cui pijassela, su tutti l’albitro.
E che dire di quel linguaggio che traboccava di sgub, bomba, clamoroso, scandalo, gombloddo e altre esagerazioni che sono ormai diventate l’abitudine? Che poi uno lo capiva che di fregnacce se ne sparavano a comuniò, ma era bello così. Se Aldone avesse saputo doprare il combiuter, Zuckerberg gli poteva spicciare casa. Perché lui ha messo tutti sullo stesso piano, l’espertone, il professionista e Vingè de piazza, molto prima che lo facesse Feisbuc. Cosa che era anche divertente finché se parlava de pallò, è un po’ più pericolosa oggi che chiunque dice la sua su medicina, politica estera e alta finanza.

E allora, che le Gazzette dello sport sventolino a mezz’asta e che al barre si offra un giro di mistrà per accompagnare i commenti del lunedì. Oggi finalmente c’avemo la Var, ma con la moviola in campo facemo cagnera più de prima. Forse caro Aldo tu lo sapevi già, per questo ci tenevi tanto.