Breve trattato su li mercatini de lo ciaffo

Confessate! Neanche quest’anno avete resistito al fascino oscuro de li mercatini de lo ciaffo. Come avreste potuto? Dagli Appennini alle Ande, dalla costa alla montagna, non c’è piazza, viale o lungomare che sia rimasto vergine dall’invasione de vancarelle. Ormai non è estate senza questo sfoggio de chincaglierie sempre uguale, salvo qualche eccezione, nei secoli dei secoli. L’unica novità dell’ultimo decennio sono le cover pe li telefoni, che per una quota non inferiore al 50% devono essere obbligatoriamente oro o glitterate.

I primi pionieri, ormai 30-40 anni fa, radunarono collezionisti, hobbisti, antiquari e artigiani, con grande successo. Con l’andare del tempo, però, molti altri cominciarono a farci la vocca e le iniziative si moltiplicarono a profusione. Dicemo che man mano, pur con le dovute eccezioni che ancora si trovano, s’è cominciato a chiude un occhio sulla gualidà, ammucchiando, come suol dire lu contadì, fiecce e grà. E siamo arrivati ad oggi.

Il postmezzadro è un individuo semblice, je piace quello che sbrilluccica. Perchè rinunciare ad immergersi la sera tra spasure de bigiotteria, lampade, soprammobili, indumenti sgargianti, cacciulitti luminosi che bbaglia, campanacci e campanelle, ferraglia, erbe e unguenti miracolosi e tanto altro?
I mercatini inoltre fanno la salvezza degli amministratori locali. Se organizza in quattro e quattr’otto, non costa cosa e consente all’assessorittu di turno, quando il commerciante si lamenterà dicendo: “Quest’estate non sete organizzato un cazzu!”, di ribattere a brutto muso: “Svergognatu, ti sono organizzato il mercatino che porta un saccu de turisti!” E’ noto, infatti, che per apprezzare questi appuntamenti straordinari si muovano masse da tutta Europa.

Una variante sul genere sono i mercatini dei bambini. Il successo è garantito. Piglia 20 frichi e je fai svotà lu garage da la robba che non dopra più. Ognuno de solito c’ha un par de genitori se non de più, e 3-4 nonni. Moltiplica e stai già a 100 persò, na piazzetta la sci rrempita. In queste occasioni capisci anche chi farà fortuna e chi sputerà sangue nella vita. C’è il bimbo che con sdentato sorriso mefistofelico vende macchinine e pupazzetti ridotti in condizioni pietose 3 euro l’uno, vole che gliene compri almeno 3 e col cazzo che te dà lo resto. Quillu sarà un patrò. Poi trovi quello dolce e timidino che chiede 10 euro per una pianola professionale ancora ncartata e in garanzia, se ccontenta se je ne dai 5 ed è felice. “Svegliete vellu de vabbo che lo monno è virbo” lo implora il padre sconsolato.

Gli organizzatori di mercatini sono di solito individui curiosi. Tra di loro si odiano come israeliani e palestinesi, salvo scambiarsi complimenti e sorrisi trentaduedentati. Vanno a sbirciare le esposizioni dei rivali, facendo le cacce per la loro oscena gualidà, ma loro propongono le stesse cose spacciandole per “tipicità”.

E allora ricordiamo tutto ciò che di tipico è doveroso trovare al mercatino de lo ciaffo, a cui assegniamo il marchio Dop, denominazione di origine postmezzadra.

Bandiere e/o lenzuoli e/o sciuccamà da bagno con su raffigurati Bob Marley e Jim Morrison. Se non ci sono il mercatino non può cominciare.

Le maschere in legno africane, originalissime Made in China 100%. Ad è sempre le stesse, non le compra gnisciù e c’è chi dice che porta sfiga. Quillu che le venne però vene dall’Africa per daero.

La robba che lluppica: è la regina de lu mercatì, lu neon je sbatte addosso e pare ancora più luminosa. Pietre e metalli di ogni genere, è lì che di solito la donna vede na collanina che se troa uguale in ogni vancarella d’Italia e dice: “Guarda che bella, mai vista una cuscì” e lu sposu je la compra sperenne che questo accorcerà l’agonia. Se sbaglia.

Lu svotasoffitte. Chi è che non c’ha bisogno de un comò mmaccatu, de n’armatura, de un ghepardu in ceramica a grandezza naturale, de na testa de cervu, de un olio su tela originale del maestro Angiulì de Merdò?

Lo speziale. Vende prodotti portendosi, con spasura di cartelli tipo: “Te puzza l’alitu come na fogna?” “C’hai l’ascelle che caccia la jende?” “Jire de corpu non te soddisfa più?” e via i rimedi, tra cristalli, semenze, bacche, bava de lumaca, zampe de gaglina e chi più ne ha più ne metta.

La ferraglia: la vancarella si trasforma in cassetta degli attrezzi gigante per il postmezzadro faidate. Il motivo per cui, quando scappi la sera, te dovresti comprà un cacciavite o na chiave inglese usata e pure rrugginita, a meno che devi mmazzà mojeta, è oggetto di studi all’università.

Vindage: è la parte più interessande. Libbri ingialliti, in genere articoli fuori commercio da decenni, oppure volumi dati in omaggio dai quotidiani e biecamente rivenduti. Centinaia de cd e vinili, dove Nicola Di Bari, Berri Uait, Nino D’Angelo e le più oscene compilascion Hitmania denz coesistono malvolentieri.

Ad un tratto della passeggiata, accade in genere quando te stai comincenne a roppe li coglioni, te nnanna la melodia suadente dei flauti peruviani. Si rriatu a la vancarella co li cd de musica relacse, venduti in genere in abbinamento a lu scacciapensieri dell’indiani d’America. E’ ora che te ne rvai a casa.