Bello FiGo in concerto a Porto Sant’Elpidio? No, è solo una trollata epica!

Un giorno nonno Alfiero chiamò il nipote e gli disse: “Marchè, spiega na cosa a nonnu: ma che d’è un trolle? Sarria la valigia co le rote, justo?”
“Oh no’, te sbagli, quillu è lu trolley. Un troll… come te posso spiegà, ad è un rrizzacazzi”.
“Ah, e na trollata allora che d’è?”
“Na trollata, come posso fatte capì… E’ na cosa che fa vvelenà la jende”
“Mmm, quindi è na cosa vrutta”
“De solito scì, ma certe ote è geniale”

A momenti da una cosa geniale scappa fori na guerra civile: ragazzi, voi non vi siete resi conto di tutto quello che non è successo, ma c’è mancato veramente poco. La notizia la sapete tutti perché l’hanno condivisa pure su Venere: a Porto Sallupijo sono spuntati nottetempo manifesti di un concerto di Bello Figo. Lascemo perde l’aspetto musicale, se sentete na canzò de Bello Figo ve schizza l’autostima e la prima cosa che pensete è: “Afficamarì, se chidù me scorda quando canto sotto la doccia vaco a vegne Sanremo”. Ma non è questo il punto. Il rapper più odiato dai nazionalisti italici, secondo i manifesti, si sarebbe esibito al palasport, con tanto di patrocinio comunale, al prezzo di 15 euro per gli italiani e 7 per gli stranieri. Non era vero un cazzo, ma in mezza mattinata s’è scatenato l’inferno. Lu Portu è andato al centro delle cronache mondiali. Salvini gghià era fatto la valigia, c’era messo pure li doposci per sicurezza perché po’ esse che da le parti de lu terremotu ancora negne, s’era messo la maglietta del coro degli alpini per fasse li selfie davanti a li manifesti urlando “Vai a cantare su un barcone”. Turbolenze anche nel Pd. Renzi non ha potuto intervenire sull’argomento: “ ‘Un mi funziona il wifi non posso twittare nulla maremma maiala” ha confessato l’ex premier. “Parole gravissime, scissione inevitabile” ha commentato la minoranza Dem. Anche negli States la cosa non è passata indifferente: Donaldone ha immediatamente firmato il Bello Figo ban strepitando: “In America non canti, lo giuro sui messicani. E se la Corte suprema mi boccia pure questo, lo mando a cantare a casa dei giudici” ha minacciato Mr President. Virginia Raggi si è sfogata coi giornalisti: “Aoh, non rompete er cazzo, stavolta io non c’entro”.
La jente ha accolto la notizia con postmezzadrile sobrietà: in mezza mattinata è partita una quantità de paralisi che ha superato quella contro l’arbitro Moreno de Italia-Corea. Si è invocato il ritorno di Benito, Adolfo, le tigri di Arkan, quelle di Mompracem, Peppu Stalin, Pietro Pacciani e Jenny ‘a carogna. Il popolo del webbe ha promesso di esercitare torture ed esecuzioni di ogni genere: rogo, castrazione, garrota, lapidazione, maschera di ferro, disco di Norimberga. C’è chi c’è scappatu da la fabbrica per comprà du taniche de gasolio e un po’ de cappucci bianchi. Nzomma, eravamo pronti a mette lu Portu a ferro e foco e poi? Niente, qualcuno c’era cojonato. Li più invasati c’è rmasti male per daero e ha commentato: “Mmazzemolu lo stesso”. Va detto comunque che lu comune sta storia l’ha pijata vè, non je manca l’ironia: ha allertato Kgb e teste di cuoio, chiesto pure l’aiuto de li hacker del Cremlino per stroà li colpevoli dell’affissio’.
Per chiude stu discorsu, un consiglio da nonnu Alfiero: “Alla fine non è successo un cazzu. Ma dacemoce tutti na calmata, che qua facemo na finaccia”.